SGARIBOLDI, L'AGRICOLTURA DEL FUTURO

SGARIBOLDI, L'AGRICOLTURA DEL FUTURO

Da “Il Cittadino” del 25.03.2021

Extended version – intervista a Luca Sgariboldi, Chairman.

SGARIBOLDI DI CODOGNO – L’agricoltura del futuro

Quali tappe hanno sancito questo cam­mino lungo 62 anni? Quali gli elementi di forza di questo connubio tra le “origini” lodigiane e il respiro ampio di proiezione industriale su scala internazionale?

Non è facile rispondere sinteticamente ad una domanda che porta con sé circa 52 anni della nostra storia; proverò comunque a descrivere le tappe salienti del percorso che ci ha portato ad essere dove siamo oggi, ma che è ancora in costante evoluzione.

Tutto ha inizio nel 1959, a partire da una piccola bottega artigiana di fabbri di paese con sede a Camairago, in cui mio nonno, mio padre e mio zio si dedicavano alla riparazione di mezzi agricoli del circondario. Successivamente iniziarono i primi esperimenti con la produzione di macchine per la fienagione, macchine semplici ma con le quali otteniamo il primo brevetto. La vera svolta arriva però seguendo un’intuizione che ha segnato il nostro vero inizio. Sono gli anni in cui per la prima volta compare sullo scenario italiano una macchina che sembrava essere rivoluzionaria per gli allevamenti di vacche da latte, il carro miscelatore. Non siamo stati i primi a produrre una macchina di questo tipo ma ne abbiamo  subito colto la valenza e abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi in quella direzione. Piano piano i carri miscelatori hanno monopolizzato la nostra produzione, rendendo l’attività di riparazione e quella della fienagione prima secondarie e poi non più del tutto parte del nostro vivere quotidiano. E’ il 1969 quando scegliamo di fare della produzione di carri miscelatori il nostro unico business, dedicandoci anima e corpo alla ricerca di soluzioni innovative legate ad un unico e solo prodotto. Da quel momento è stato un susseguirsi di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e nuovi brevetti che, insieme alla grande passione per il nostro lavoro, ci hanno permesso di salire su un treno che viaggiava velocissimo e dal quale non abbiamo più voluto scendere.

Per citare solo alcune delle tappe determinanti per la nostra storia, nel 1987, primi assoluti in Europa, presentiamo Combitre, la prima macchina semovente in grado di seguire da sola tutto il ciclo dell’alimentazione zootecnica senza doversi avvalere di altre macchine. Con questo miscelatore vinciamo il premio come novità tecnica alla Fiera Internazionale di Bologna Eima.

Nel 1990 viene ideato il rivoluzionario concetto di Monofeeder, sistema di miscelazione brevettato ad una sola coclea orizzontale, che qualche anno dopo il lancio inizia a ricevere i primi veri successi e riconoscimenti, che ci proiettano al di fuori dei confini nazionali, e che ci permette di ottenere i primi ordinativi da Germania e Francia. Il business cresce a vista d’occhio, tanto che nel 1996 la realtà di Camairago non riesce più a soddisfare le crescenti richieste produttive e decidiamo di trasferirci a Codogno, su un’area completamente nuova di circa 15.000 mq che poi ha visto altre successive integrazioni.

Altra pietra miliare nella storia aziendale è poi costituita dal lancio del semovente Gulliver, nel 2002, macchina innovativa anch’essa coperta da brevetti e che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in diverse manifestazioni internazionali.

Nel 2017 siamo poi finalisti del Premio Italiano Meccatronica, riconoscimento nazionale che ha premiato nel tempo grandissime eccellenze italiane vocate all’innovazione, dove l’obiettivo è premiare le realtà in grado di unire la meccanica all’elettronica e che coglie in pieno il significato della quarta rivoluzione industriale. E’ un’altra fase essenziale del nostro percorso: non si tratta più della sola innovazione di prodotto, me è il prodotto stesso ad evolversi dal punto di vista dell’elettronica. Il fatto di saper dotare la macchina di intelligenza e renderla sempre più innovativa allo scopo di sostituire sempre di più l’uomo nella ricerca del massimo risultato possibile.

Si tratta dunque di una storia lunga, fatta di prodotti all’avanguardia e di generazioni che si sono susseguite, ognuna con il proprio tratto innovativo. Tre generazioni a confronto che nel tempo sono riuscite a passarsi il testimone con grande innovazione, passione e senso di appartenenza.

Ora vendiamo in tutti i paesi del mondo moderno, ovvero dove c’è un’agricoltura moderna legata all’allevamento e dove il nostro prodotto, insieme ai dispositivi di mungitura, è un pilastro insostituibile per la produzione di latte, anche se è perfettamente adatto anche agli allevamenti da carne.

Ricerca, eccellenza tecnologica e innova­zione, queste parole sono il vostro se­gno distintivo. Quali sono oggi le vostre principali linee di produzione?

Abbiamo due principali linee di produzione: una dedicata alle macchine trainate e una dedicata alle macchine semoventi, dove le prime necessitano del trattore per poter funzionare, mentre le seconde sono macchine semoventi, completamente autonome e con operatore e bordo.

Tra i nostri prodotti maggiormente distintivi abbiamo ancora sicuramente il Monofeeder, che dopo tanti anni ci da ancora grandi soddisfazioni e il progetto Gulliver, con tecnologia di miscelazione a pale.

Vorrei solo ricordare che siamo l’unica azienda al mondo che è in grado di produrre mixer dotati di tutte e tre le tecnologie di miscelazione: orizzontale, verticale e a pale. Non produciamo macchine in serie e strandardizzate, ma ogni nostro prodotto è creato su misura sulle specifiche richieste ed esigenze del cliente, alla ricerca della massima soddisfazione anche nelle condizioni più difficili e disparate.

Ciò che ci tengo però a sottolineare è che ora non è più solo questione di prodotti; oggi come oggi dal punto di vista meccanico c’è poco da inventare, ma la vera lotta si tiene sul terreno dell’elettronica. E’ sulla capacità di sviluppare un’intelligenza applicata alla macchina che combattiamo ogni giorno la nostra battaglia.

Per ciò che riguarda la questione  4.0: non è tanto l’azienda ad essere classificata come tale, quanto i prodotti. Si tratta della rispondenza dei nostri prodotti ad alcuni requisiti di innovazione che consento ai clienti di accedere a particolari agevolazioni che mirano a premiare l’evoluzione tecnologica delle stalle. Tutti i nostri semoventi rientrano a pieno titolo nella categoria di prodotti 4.0.

Il 2020 è stato l’anno del Covid.  Come sono stati affrontati questi mesi nella vostra azienda? Come il vostro settore ha reagito ai lockdown e alle difficoltà? Ci sono novità e cambiamenti su cui state lavorando e che magari sono stati accelerati dalla situazione pandemica?

Come per tutti quello che è accaduto nel 2020 è stato un fulmine a ciel sereno. Per chi vive nella primissima zona rossa d’Italia, ci sono ricordi ben nitidi del primo periodo e che faticheremo a dimenticare. Abbiamo sperimentato il primo vero lock down, che è stato duro, anzi durissimo. Abbiamo dovuto chiudere tutto e fermare la produzione, tanto che le prime settimane di chiusura totale sono state davvero frustranti. Inizialmente anche noi siamo stati esclusi da quelle che erano classificate come realtà essenziali, perché il nostro codice ateco non era incluso tra le attività alle quali era concesso lavorare, nonostante il nostro prodotto fosse rivolto ad una produzione essenziale. Producendo macchine per l’alimentazione zootecnica non ce lo aspettavamo. Le vacche mangiano tutti i giorni, Natale e Ferragosto compresi. Ciò nonostante è comprensibile che in quel periodo, a fronte del dramma quotidiano e del panico dell’ignoto, siano stati fatti degli errori che probabilmente, col senno di poi, non verrebbero più commessi. Siamo comunque stati fortunati perché subito dopo il primo periodo, in cui troneggiava il senso di impotenza, si sono fatte largo delle iniziative ben chiare e strutturate che ci hanno permesso di riaprire, con organico limitato, e di riprendere rapidamente le attività produttive, sempre ovviamente salvaguardando la salute dei lavoratori. Così, come tutti coloro a cui è stato concesso di tornare a produrre, anche noi non abbiamo perso tempo, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo ricominciato con grande voglia di ripartire, determinati nel fare le cose al meglio.

Questa situazione ha comunque dato la spinta a due iniziative che credo ormai siano condivise con gran parte delle aziende.  In primis la messa in atto di sistemi utili non solo a favorire lo smart working, ma anche a massimizzarne l’efficacia. Tutto questo unito anche all’approvvigionamento degli strumenti necessari per continuare a coltivare proficui rapporti con l’esterno, come ad esempio i sistemi di teleconferenza. Ci siamo quindi dotati di tutto ciò che era necessario e abbiamo ricominciato, pieni di voglia di non arrenderci. La seconda iniziativa che ha subito una forte accelerazione dal periodo storico che stiamo vivendo è legata alla necessità di riorganizzare gli spazi lavorativi. Stiamo investendo nel rinnovo degli uffici e degli spazi comuni, iniziative che erano già in programma ma che senza pandemia sarebbero state fatte in tempi diversi. Il Covid ha messo il turbo a  tutti i processi.

Commercialmente parlando dobbiamo invece ammettere che questa situazione di emergenza mondiale non ci ha realmente penalizzato.  Sarà che serviamo una clientela che non ha mai smesso di lavorare e che produce beni essenziali, ma la domanda commerciale è sempre stata sostenuta e c’è sempre stato un bon trend. Se si considera tutto ciò che sta succedendo intorno ci sentiamo dei privilegiati.

Pensando al futuro e alla  ripartenza proviamo a indirizzare l’attenzione sul tema giovani e opportunità. Quali sono le figure professionali e le competenze che siete alla ricerca? Come è il rapporto con il mondo della scuola e della formazione? È oggi in grado di preparare figure idonee alle esigenze di una impresa 4.0? Avete una vostra accademy interna capace di colmare lacune di competenze? 

Diciamo che per noi il futuro è ora, lo stiamo vivendo. Non stiamo aspettando la ripartenza perché per noi è arrivata a stretto giro e stiamo lavorando a pieno regime da aprile 2020, cercando di dare il massimo e performare il meglio possibile sul mercato sia in termini commerciali che tecnologici. E’ chiaro che in questa fase così complessa l’inserimento di nuove persone non è così semplice.  Ci stiamo andando con i piedi di piombo perché la situazione non è ancora stabilizzata, ci sono ancora troppe incognite e la visione del futuro è ancora piuttosto nebulosa. Ciò nonostante con la scuola abbiamo rapporti stabili e costanti, anche se spesso abbiamo difficoltà nel trovare quello che cerchiamo. Le scuole e le università ci mettono a disposizione profili  che quando arrivano in azienda devono ancora imparare tutto. Hanno in testa solo la teoria e devono essere calati nella realtà aziendale. Internamente non abbiamo una vera e propria accademy ma la nostra realtà è un’accademy “a cielo aperto”.  Chi arriva qui viene tempestato da informazioni, processi, esperienze ed è costantemente affiancato da persone che gestiscono realtà in continua evoluzione e approcciano realtà diverse. E’ l’esperienza dei nostri a fungere da training per chi approda alla Sgariboldi.

Aggiungo solo un fatto di cui ho avuto esperienza e che sarebbe un bel modello da poter replicare: ho avuto modo di conoscere realtà legate al settore auotomotive e delle super car, e mi sono stupito degli altissimi livelli di collaborazione con le realtà universitarie, che consentono di fare squadra ancor prima di aver concluso il percorso di studi.

La collaborazione così stretta che si genera fra le parti fa si che i giovani capiscano davvero come lavorare e conclusa la specializzazione, che  avviene nelle singole aziende a fronte di accordi tra le stesse e le università, i giovani sono già pronti ad entrare a pieno ritmo nelle realtà produttive.  Mi piacerebbe che questo fosse possibile anche in settori come la nostro, anche se so che non è facile perché sono poche le aziende che hanno la capacità di spingere sull’innovazione e creare valore intorno ad eccellenze italiane anche non sono “big”. Spesso mi sento solo in questa battaglia in cui si vorrebbero coltivare i giovani, avvicinandoli al tema dell’innovazione e trasmettendo loro tutte le soddisfazioni che lavorare in un ambito in costante evoluzione è in grado di dare. E’ un privilegio riuscire a farlo quando possibile, ma dobbiamo renderci conto che siamo una piccola azienda e non è facile agire da soli. Dovrebbero pensarci il mondo associativo, lo stato e il ministero dell’istruzione. Speriamo che questo in futuro potrà avvenire con il sostegno degli enti preposti, e sicuramente noi saremo pronti.