DIESEL – APRILE – n° 4 2019 – anno 32
Sgariboldi tra Volvo e John Deere
RESPIRO MONDIALE
Il mercato di Sgariboldi si affaccia ben oltre il perimetro europeo. Italia e Germania sono mercati ‘caldi’, ma da Codogno esportano anche negli Stati Uniti e in Giappone. Volvo Penta è il sodale dal Tier 4 Final per la serie 6000, in Stage V sulle 8000 è rientrata John Deere
Una splendida sessantenne, Sgariboldi. Dalla Bassa Lodigiana al mondo, esattamente dal 1959, con tre sistemi di miscelazione nel capitale tecnologico. Presente in 26 paesi, il 15-20% del fatturato in Italia, si affaccia con quote importanti di mercato in Germania, e nell’intero scacchiere europeo, negli Stati
Uniti e in Giappone.
A proposito di tecnologia abbiamo chiesto cosa si muove sotto i cofani direttamente a Luca Sgariboldi, espressione della terza generazione della famiglia che ha fatto del proprio cognome un’antonomasia dei carri miscelatori.
Buongiorno, Sgariboldi. Ci può parlare delle vostre macchine in riferimento alle motorizza–zioni?
Ragionando di macchine semoventi con capacità a partire da 11 m3, per aziende con allincirca una settantina di capi, proponiamo la serie 6000, equipaggiata dal 4 cilindri Volvo, 5,1 litri, ca–pace di 129 chilowatt, omologato Tier 4 F. È previsto l’upgrade in Stage V.
Salendo con la gamma, la serie 8000 prende il testimone della serie 6000, si presta ai volumi da
18 m3 fino a 35 m3. Qui abbiamo fatto il salto in Stage V insieme a John Deere, col 6068, che si spinge a 168 chilowatt, alias 228 cavalli. In gestazione c’è la ver–sione al top, il doppio stadio da 220 kW (300 cavalli).
Cosa chiedete ai motoristi? Una riflessione degli ultimi tempi ci ha definitivamente convinti della centralità della curva di coppia. I 4 cilindri pagano tutto–ra pegno alla ridotta cilindrata, sugli impieghi heavy duty gli utilizzatori privilegiano i 6 cilindri.
Quale ciclo di lavoro ha un carro miscelatore?
Sostanzialmente lavora a regimi fissi. L’assorbimento maggiore, e il corrispondente picco di coppia, si verifica durante l’utilizzo sincrono di carico, fresa, molino e coclea, quando cioè si caricano fieni fasciati.
Perché Volvo?
Abbiamo scelto Volvo nel pas–saggio dal 3A al Tier 4 Final, per l’equilibrio tra prestazioni e costi. John Deere era stato sostituito da Fpt sulla gamma alta. In seguito alle prescrizioni Stage V siamo tornati all’antico rapporto con John Deere e Rama. Il loro 6 cilindri è favorito dagli ingombri, oltre che dalla capillare rete di assistenza e dall’estensione della garanzia a 5 anni o 5mila ore.
Ipotesi di gassificazione ed elettrificazione?
Crediamo fortemente nella prospettiva di virare verso l’elettri–co, anche se non è attualmente disponibile una tecnologia per ri–convertire integralmente il nostro parco macchine. Per il momento potrebbe essere un’opzione prati–cabile solamente sulle macchine piccole, senza fresa. Non vediamo un ritorno appetibile dell’investi–mento.
Sul gas stiamo invece lavorando. Ci crediamo, ma siamo agli inizi.
Il 5,1 e il 6,8 resteranno le cilindrate in auge?
Abbiamo tuttora bisogno dei 4 cilindri tra 4,8 e 5 litri, e dei 6 cilindri tra 6,5 e 7 litri.
Stiamo testando il 4 cilindri Vol–vo da 160 kW (218 cv). Siamo curiosi di provare lo Stage V da 176 kW. Siamo convinti che sulle macchine più grandi resteranno in sella i 6 cilindri.
Fabio Butturi

